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Con questa lettera si compie il percorso di uscita che iniziai con la lettera di dimissioni dagli incarichi di partito. A suo tempo dissi che dovevo capire se questa fosse ancora la mia casa politica e, dopo una seria riflessione, la risposta è stata negativa. Le ragioni vanno individuate non solo nella sfiducia nella dirigenza del partito, ma anche in un cambio di rotta che non condivido e che non mi rappresenta.
Qualche mese fa mi candidai come coordinatore del dipartimento giovani IdV della Provincia di Milano. Intitolai la mia mozione “La voglia di cambiare, il dovere di agire”. Un titolo che venne poi condiviso con le mozioni di altre provincie, fino a divenire il titolo della mozione che portammo al coordinamento regionale.
La condivisione di questo titolo racchiudeva il pensiero di molti ragazzi che condividevano un progetto di cambiamento. La voglia di cambiare rappresentava sia il desiderio di cambiamento della classe politica che ci governa, sia il desiderio di dare una svolta ad un partito in cerca della sua identità. Eravamo anche consci del fatto che la voglia di cambiare non significa nulla se poi non si agisce in questa direzione. Per questo intedavamo portare il cambiamento attraverso una azione che ritenevamo doverosa.
Abbiamo lottato, abbiamo cercato di agire nel nostro piccolo intervenendo concretamente nelle istituzioni e nel partito. Abbiamo lottato avendo ben presente il faro delle idee di sinistra, ma qualcuno all’interno di IdV ha deciso di svoltare repentinamente verso il centro. La corrente democristiana dorotea ha vinto la battaglia interna per l’individuazione dell’identità del partito, sicuramente anche per nostra ingenuità e poca esperienza. Ma forse non solo per questo. Noi non abbiamo mai accettato le logiche del un colpo al cerchio e uno alla botte. Noi non abbiamo mai tollerato il doppiopesismo. Noi non abbiamo mai barattato la nostra onestà intellettuale. Purtroppo il partito, in modo unilaterale, ha deciso di spostare la propria azione politica in direzione di un moderatismo che trova la sua ragione più in una convenienza elettorale, che in una concreta idea politica.
Io però un’idea politica ce l’ho e ho anche degli obiettivi. Mi ero prefisso di costruire in IdV, un partito in cerca della sua identità, una svolta verso sinistra e coerente con le idee professate da sempre. La svolta purtroppo ha preso altre direzioni e allora io non ci sto più.
Non ci sto più a lottare contro la dirigenza vecchia e gerontocratica del mio partito, quando vorrei spendere le mie energie in altro. Non ci sto più a lottare in un partito che mortifica i giovani di sani principi morali e che non riconosce il valore della meritocrazia; meritocrazia che queso partito confonde con fideismo, ma la meritocrazia è altro, la meritocrazia sta nella idee professate e nell’attuazione coerente di queste fuori e dentro la propria casa politica.
Ho capito che in questo partito non ho la possibilità morale e materiale per portare avanti un vero ideale di sinistra. Lo dico con dispiacere, perchè devo riconoscere che in IdV ho imparato quel poco che so di politica, ho incontrato tanti amici e ho imparato molto anche dai “nemici”. IdV mi ha dato molto, ma negli ultimi mesi mi ha tolto altrettanto.
Per un dovere di coerenza e, come direbbe Giulio Cavalli, di igientià mentale, ho la necessità di socchiudere la porta di IdV, per lavorare in un grosso cantiere di sinistra che sia potabile, per dirla alla Vendola.
Del resto sono d’accordo con chi sostiene che è facile rimanere uniti quando si fa opposizione, ma le vere diversità ideologiche appaiono quando si deve diventare una forza di proposta.
Non me ne andrò sbattendo la porta, perchè so che in IdV ci sono tanti compagni che politicamente hanno le mie stesse idee, ma che ancora hanno come obiettivo quello di riportare IdV in una sana e vera sinistra. Ed è qui che con questi amici le strade divergono, ma non divengono parallele, perchè si incontrano nelle tante battaglie condivise.
Sogno una sinistra (e non centro sinistra. Non mi piace il vino annacquato) giovane, moderna, riformista e corente. Voglio far parte del cantiere di questa sinistra e non voglio chiudere la strada a chi oggi fa delle scelte diverse in termini di casa politica, ma non di ideali.
Voglio una sinistra che sia in grado di risollevare questo Paese e non voglio essere costretto a farlo con i forconi, ma con la forze delle idee limpide e dell’onestà coerente.
E’ una strada che oggi non posso percorrere dentro IdV, ma che voglio percorrere anche con chi oggi decide di rimanere in IdV.
Un affettuoso saluto a tutti i compagni di viaggio.
Davide Mapelli


